Ecco la reaction ufficiale all’album di Sfera…ah no…non devo parlare di questo?!?

A parte gli scherzi oggi vorrei parlare di un argomento che mi riguarda personalmente, ma per non fare un lungo discorso su me stesso che non interessa a nessuno, affronterò la discussione dal punto di vista del mindset, per dire qualcosa che possa interessare chiunque, indipendentemente dalle proprie difficoltà e da quale sia l’ambito in cui si possa aver necessità di vedere la propria situazione con occhi diversi.

Status Quo Bias

Durante la mia laurea in economia, nei corsi più legati al marketing, ho approfondito una tematica che si chiama “status quo bias”, che credo sia una delle principali ragioni di infelicità nella nostra società.

Senza scendere nel dettaglio, sostanzialmente siamo portati a preservare la situazione corrente e a non voler mai cambiare per una ragione piuttosto semplice: quello che c’è, quello che è presente oggi e che viviamo lo conosciamo molto bene mentre, inevitabilmente, ciò che non conosciamo e che rappresenta una novità ci può in qualche modo spaventare.

Questo fenomeno può essere riconducibile a una sorta di istinto di sopravvivenza che ci tiene lontani dalle situazioni “pericolose” e a volte prende il sopravvento e ci porta a prendere decisioni stupide, sia in micro-realtà, sia in situazioni più spinose. D’altronde basti pensare al fatto che andiamo sempre nel solito bar a fare colazione e l’azione banalissima di andare a provare il caffè del bar accanto può metterci in difficoltà perché inevitabilmente penseremo che magari possa non essere altrettanto buono e che abbiamo sempre bevuto un buon caffè, perché andarsela a cercare?

Questa è chiaramente una piccolezza, ma ci sono migliaia di situazioni dove prendiamo decisioni conservative solo perché non sappiamo cosa ci aspetti e siamo così impauriti da andare in una direzione diversa rispetto al solito che finiamo per fare sempre le stesse cose, adagiarci e risultare poco intraprendenti e, soprattutto, non impariamo nulla. Faccio un esempio personale: ho scelto di non andare in Erasmus perché ho sempre pensato che per un certo verso siano delle fregature, è vero che c’è il mito di quelli che partono, si divertono, fanno mille feste, non studiano nulla e vivono un’esperienza fantastica, ma ho visto tanti miei amici che hanno avuto un mare di problemi nel farsi convertire gli esami e ottenere i crediti formativi, finendo per divertirsi molto ma tornare oberati di lavoro e di esami arretrati. Per questa ragione ho deciso di non andare né in triennale né in specialistica, cosa che col senno di poi, rimpiango molto, perché in realtà mi sarebbe piaciuto molto andare, semplicemente ho preferito rimanere in Italia in una situazione dove sapevo che non avrei preso “fregature”.

Sunk Cost Bias

Legato a questo discorso vi è un altro fenomeno con diverse applicazioni sia economiche che sociali chiamato “sunk cost bias”, relativo ai cosiddetti costi affondati.

Anche qua faccio un esempio semplicissimo ma non personale se no sembra di essere a Uomini e Donne: supponiamo che io abbia preso un biglietto per andare a sentire un concerto e abbia speso 20 euro, a 3 ore dal suddetto concerto mi propongono di andare al mare a fare un weekend con degli amici ma posso andarci solo se parto immediatamente, saltando quindi la serata.

In questo caso in tantissimi sceglierebbero di andare al concerto indipendentemente da quale sia la cosa che hanno più voglia di fare perché hanno già pagato il biglietto, quindi gli sembra stupido buttare via i soldi e non andare. Questo non è un ragionamento idiota ovviamente, ma non tiene conto di una cosa, ossia il fatto che al momento abbiamo 2 decisioni possibili, ossia quella di andare al mare o di andare al concerto, ma indipendentemente da quello che scegliamo di fare, i 20 euro sono già stati spesi e non possiamo riottenerli in nessun modo. Per questo motivo i 20 euro sono irrecuperabili, sono un costo “affondato”, l’unica cosa che dovrebbe interessarci è quale dei due eventi ci potrà rendere più felici, indipendentemente da quello che abbiamo speso prima perché ormai in un certo senso è andato e non possiamo farci nulla.

Non ho voglia di litigare con chi mi dice che non è proprio così perché effettivamente bisogna considerare anche le eventuali spese che il mare porterà rapportate al risparmio di soldi del concerto, va bene, avete ragione, ho fatto un esempio idiota, cercate di essere elastici e comprendere il succo del discorso. Il senso è: puoi scegliere tra aver speso 20 euro e andare al mare e aver speso 20 euro e andare al concerto, non dovresti tenere in conto il fatto che se vai al concerto “sfrutti” i 20 euro spesi, per il semplice fatto che ormai son andati, non è che li riprendi scegliendo di non andare al mare. Non voglio dire nulla di cattivo o offendere nessuno, ma esistono anche diverse relazioni amorose che stanno in piedi da anni principalmente per questo motivo, magari il sentimento è finito da tempo, ma non ci si lascia per il tempo investito insieme, cosa che in ogni caso è comunque irrecuperabile, è un po’ un connubio delle 2 cose: non si vuole cambiare e non si vuole buttare via ciò che è stato anche se ormai è andato.

Il Poker

Qualche settimana fa ho iniziato a giocare a Poker, non che non lo avessi mai fatto, semplicemente non avevo mai preso in considerazione la possibilità di giocarci seriamente, al livello di Magic diciamo. Ho subito vinto qualche torneo su Stars, ovviamente a buy-in contenuti e questo mi ha gasato ancora di più. Sono ancora un asino, sto studiando e sto giocando molto per imparare e migliorare e ho deciso di smettere momentaneamente di giocare a Magic.

Allego le 5 motivazioni/riflessioni più importanti riguardo a questa scelta:

  1. Ho veramente voglia di giocare e di migliorare, cosa che non posso purtroppo dire di Magic, da quando si gioca solo online la mia passione è molto scesa. La passione è la cosa più importante quando si fa qualsiasi cosa: come diceva Tian Fa Mun in un recente post su Italian Magic Players in cui incredibilmente non si flammava, l’unica cosa che conta per migliorare è avere voglia di farlo, avere la stessa foga di quando a 8 anni andavamo in edicola il sabato perché ci compravano la bustina della settimana, la stessa voglia del primo PTQ. Ci son tante cose della vita dove involontariamente o no riusciamo a mettere sempre la stessa passione della prima volta e son quelle che ci tengono più vivi, non importa cosa siano, son quelle che facciamo perché ci fanno stare bene e basta e non è obbligatorio continuare a fare qualcosa senza passione, è molto più maturo seguire quel che ci fa attivare il cervello, quello che ci fa pensare e ripensare e metterci in gioco. Succede anche a livello relazionale, le persone che dobbiamo tenerci strette son quelle che ci fanno provare una forte emozione ogni volta che le vediamo, poi magari non fate come me che quando son con la mia ragazza sbaglio strada anche se devo andare dritto perché son troppo contento che sia con me.
  2. Capisco benissimo di aver ottenuto qualche risultato nel gioco, ma credo sia da codardi rifugiarsi in qualcosa che si sa fare discretamente solo per abitudine e non tentare di inseguire qualcosa di nuovo che ci fa stare bene. Questo accade anche in molti ruoli professionali, c’è chi persegue la stessa carriera per decenni anche se non ne è soddisfatto, un po’ per paura del cambiamento un po’ perché teme di sentirti dire “ma come, perché ora lavori nel ramo delle automobili se sei sempre stato in quello della moda?”. Non ponetevi dei limiti per paura del giudizio degli altri, dovete essere d’accordo con voi stessi sulle vostre scelte, questa è l’unica cosa che conta realmente.
  3. Penso sempre che nella vita si cerchi di recitare una parte: è molto più facile ripetere le stesse cose e comportarsi sempre allo stesso modo piuttosto che uscire dal personaggio e inseguire le cose in cui crediamo veramente in quel momento. Ho un amico che a Magic ha avuto veramente sfiga in un paio di spot, da quel giorno utilizza il fatto che è sfigato come alibi per non impegnarsi, giocare sempre male e lamentarsi della sfiga e basta, così da ricevere l’affetto e il supporto di tutti che amano il suo personaggio e le sue storie di sconfitte assurde. Quello che emerge da questo atteggiamento è che in realtà vincere non gli importi realmente, per un meccanismo cerebrale assurdo, in qualche modo preferisce perdere perché conosce bene cosa significhi e sa quali saranno gli effetti delle sue azioni perché le ha ripetute all’infinito. Impegnarsi di più rappresenta un’uscita dalla sua comfort-zone che non è disposto a fare.In un certo senso io mi sento un giocatore di Magic, mi piace essere rispettato al tavolo come qualcuno che un po’ ci sa fare, che ha avuto qualche vittoria, ma sento di non avere quella voglia di vincere e di giocare che avevo un tempo, quindi potrei benissimo continuare a giocare senza impegnarmi per rimanere nel personaggio, ma credo sia qualcosa che farei con frustrazione, solo per mantenere la mia “immagine”.
  4. In generale trovo ci sia sempre una visione del mondo troppo polarizzata, nel senso, qualcosa viene visto come o bianco o nero, non penso sia sempre così. In questo momento preferisco giocare a Poker e provare a diventare un grande giocatore, ma non per forza questo significa che non giocherò mai più a Magic, semplicemente è un momento della mia vita in cui son più felice a giocare a un gioco piuttosto che a un altro. E’ importante mantenere una certa flessibilità nelle proprie scelte, avere sempre un piano B, sviluppare diversi interessi e aree di competenza, mai fossilizzarsi. Se il poker non farà per me potrò sempre giocare a Magic o fare qualcos’altro che mi piace nel mio tempo libero, se continuo a giocare a Magic e basta se tra 5 anni non ne potrò più di giocare mi ritroverò senza una passione, meglio essere lungimiranti e imparare il più possibile!
  5. Ultimamente il livello dei miei streaming non era adeguato. Non sarò modesto, sarò realista: son una persona molto meticolosa quando si tratta delle cose a cui tengo, non sono uno di quei giocatori talentuosi che si inventa delle giocate straordinarie e prende un mazzo in mano e dopo 3 giorni lo sa giocare alla perfezione. Sono un grinder, mi metto sotto e posso fare 5 leagues su mtgo al giorno per mesi senza stancarmi, così facendo son in grado di imparare dei mazzi a menadito e a giostrarmela al meglio in tutti i match up, è il mio stile di gioco. Mi piaceva moltissimo quando c’era BR sacrifice e potevo spiegare tutti i trick del mestiere, vincere tutti i match in tutti i match up e portare un contenuto di qualità, ultimamente avendo perso la voglia di giocare ho sempre streammato più per lo show che per il contenuto e questo è estremamente sbagliato. Certo, per carità mi son divertito a far quattro chiacchiere coi miei spettatori, ovviamente, ma quasi mi spiaceva portare sul canale mazzi subottimali e fare diversi missplay dovuti a mancanza di interesse nel giocare bene e poca pratica.

Quindi mi son detto: ma se fai una cosa, perché farla male? Quale è il senso? Sii onesto con te stesso e fai quel che vuoi fare invece di forzare qualcosa.

Basta, son stufo anche io di questo articolo,

Samuele Gallinari

Di Gamuele1996

2014 World Magic Cup Competitor. 3 Pro Tour giocati. Membro del Pro team "Le Fiamme di Pompei". Laurea Triennale in Economia Internazionale e Management. Personal Trainer ASI/CONI. Fotomodello.