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Imparare dalla vita, migliorare nel gioco

Autore Gamuele1996
il 01-05-2020

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È difficile non guardarsi indietro, a volte sembra di stare combattendo una battaglia fra il proprio corpo e la propria mente per riuscire a mantenere l’evoluzione di entrambi di pari passo.

Dovrebbe essere chiaro che se il tuo corpo cresce ma la tua testa no non stai andando nella direzione giusta nella vita.

Tuttavia, ci son sempre alcuni cassetti che non riesci a chiudere, alcuni pensieri ricorrenti, poi una mattina come tante altre ti svegli e tiri un sospiro di sollievo perché hai trovato uno scompartimento del tuo cervello dove mettere qualcosa che rimarrà lì al sicuro, senza essere dimenticata.

Una volta mi son perso dentro un aeroporto e ho fatto suonare l’allarme per errore scatenando il putiferio, è quasi una sfida continuare a pensare a delle storie stupide quando non riesco a sostenere la conversazione senza entrare in quella parte dei miei sentimenti che è un po’ pericolosa, ma devo dire che ne ho combinate di cotte e di crude in questi anni ed è effettivamente più facile del previsto.

Scappare dalle proprie preoccupazioni non è un atteggiamento intelligente, sono le cose che non diciamo, i silenzi, i blocchi a caratterizzare la nostra persona, lo aveva capito già Freud in un’epoca in cui i suoi pensieri erano troppo all’avanguardia per essere compresi.

Ogni volta che prendo il coraggio a due mani e esprimo il mio parere senza veli mi emoziono un po’ perché sento che la strada per diventare uomo è ancora lunga, ma non ho paura di percorrerla.

Per me le figurine hanno sempre rappresentato qualcosa di speciale, è come se fossero un modo per testare se sono vivo, se ho il cervello connesso, se c’è qualcosa per cui sento valga la pena impegnarsi e presentare al mondo la migliore versione di Samuele sul mercato.

Sono molto competitivo, mi piace vincere, ma voglio vincere solo ed esclusivamente per me stesso, per vedere se sono presente, se riesco a catalizzare tutte le mie energie in qualcosa di costruttivo.

Perdere non è facile, ma nemmeno vincere lo è, essere nelle condizioni mentali necessarie per predisporsi alla vittoria non è scontato.

Credo che il gioco sia un po’ uno specchio dell’anima delle persone e, personalmente, ho notato che le mie vittorie e le mie sconfitte dipendono molto dalla mia salute psicofisica.

Per questo, nell’articolo di oggi vorrei parlare di 4 atteggiamenti mentali che ritengo essere sbagliati nella vita di tutti i giorni e che si riflettono nel gioco, causando sconfitte evitabili.

Alla fine di questo articolo vi svelerò il format per la prossima settimana, in cui mi dovrete aiutare a fare un articolo interattivo, completamente diverso dal solito, quindi resistete fino alla fine!

In una mia recente intervista ho sottolineato quanto per me sia importante il Mindset, non solo al tavolo, ma anche nella vita, per questo ho deciso di scrivere un articolo interamente dedicato a spiegare quali penso siano delle abitudini mentali che ci portano inevitabilmente a perdere, nel gioco e nella vita.

  • Non lasciare andare quel che non serve in quel preciso momento

I pensieri negativi sono come gli oggetti nelle case delle persone disordinate: continuano ad accumularsi ovunque, finchè non si riesce più nemmeno a vivere come prima, ovunque ti giri c’è qualcosa che non dovrebbe essere lì. Se pensate vi possano servire tutti quegli oggetti, metteteli in garage, ma non lasciateli in giro, finiranno per condizionare la vostra vita.

Allo stesso modo, svegliarsi e andare a un torneo con qualcosa di negativo in mente comprometterà irrimediabilmente la vostra performance: non si può giocare una partita se continuiamo a pensare ai problemi che ci sono a casa. Personalmente ho una filosofia: se non posso risolvere qualcosa in questo preciso momento, non me ne preoccupo. Ogni cosa ha il suo momento e il suo spazio, a un torneo dobbiamo focalizzarci sui problemi legati al gioco, sui mulligan, sul leggere cos’ha il nostro avversario in mano e sulle possibili strategie da implementare di conseguenza. Tutto ciò che è al di fuori del gioco ci distrae e basta. Quando i miei amici mi chiedono qualcosa di personale ai tornei non rispondo nemmeno perché non è il momento di parlarne. Essere in grado di scomporre la propria vita in diversi momenti e attribuire ad ogni momento solo e soltanto le cose che gli appartengono è un’abilità da affinare nel tempo.

Lasciate a casa quel che deve stare a casa, non portereste mai, che ne so, il vostro frigorifero ad un torneo, quindi perché dovreste portare con voi tutti i pensieri e le preoccupazioni che non sono utili a portare a termine quel che vi siete prefissati per la giornata?

Non è facile, lo so. Cercate di stabilire una routine, inventatevi dei trucchetti per distrarvi verso qualcosa di costruttivo quando vi trovate a divagare troppo con la mente. Io, personalmente, quando comincio a pensare troppo in grande penso a come mi sono sentito la prima volta che mi son qualificato a un Pro Tour, così ritorno nel mindset giusto perché vorrei provare quella sensazione di nuovo e mi concentro solo sul vincere il torneo.

Sgomberare la mente da distrazioni e timori sarà la chiave per pensare più rapidamente e focalizzarsi su un obiettivo.

  • Portarsi dietro i propri errori

Nessuno è perfetto, è difficile da accettare ma è così. Ci saranno migliaia di situazioni nella vita dove non ci comporteremo come vorremmo, quello che fa la differenza fra le persone in gamba e quelle meno in gamba è la capacità di reagire ai propri errori. Imparare dagli errori, ma soprattutto imparare a convivere con i propri errori ci rende persone migliori.

E’ difficile non sbagliare mai, è più saggio prepararsi al fatto che prima o poi ci capiterà. Di recente ho guardato una Serie TV – anche se devo ammettere che non mi son mai piaciute più di tanto ma la noia in quarantena si fa sentire – che si chiama “How I met your Mother” e c’è un personaggio che si chiama Barney che, almeno fino alla puntata a cui son arrivato, ha una filosofia di vita molto particolare e ne è così convinto da non avere mai ripensamenti. Barney tratta le altre persone in maniera poco ortodossa senza mai pentirsi, convinto del fatto che la sua morale non gli procurerà mai sensi di colpa. Purtroppo, o per fortuna, non siamo tutti come Barney. 

Ci capiterà di trattare male altre persone, di non essere all’altezza della situazione, di sbagliare e soprattutto di pentirci di quel che abbiamo fatto. E’ importante in questi casi mantenere la lucidità e tornare sui propri passi per chiedere scusa a noi stessi e a chi abbiamo ferito, per non portarci dietro l’errore rendendolo ogni giorno più grosso e lasciando che influenzi le nostre scelte.

Una volta mi son comportato male al tavolo con un amico. Era un punto cruciale del torneo e l’agonismo ha preso il sopravvento, mi son comportato in modo antisportivo ed è stata una scelta di cui non vado fiero. Per evitare discussioni coi lettori maliziosi preciso che non ho barato in alcun modo, nè in quel momento nè mai. La situazione era complessa e in qualche modo avevo effettivamente subito un torto dal mio avversario, a cui ho reagito in malo modo. Da quel momento in avanti, vedere quel giocatore ai tornei non mi piaceva per nulla; nella mia testa mi ripetevo che era stato lui ad aver causato la situazione col suo iniziale sgarbo, al quale io avevo soltanto reagito, quindi ero sicuramente dalla parte della ragione e non avrei dovuto scusarmi in nessun modo. Provavo a interpretare un po’ la parte del Barney che non si abbassa mai ad ammettere le proprie colpe. 

Un giorno ho deciso di confrontarmi col mio amico e di chiedergli scusa. Il fatto che la sola vista di questa persona mi causasse malessere era un chiaro segno del fatto che potevo mentire a chiunque sul fatto che non ci parlassimo più perché si era comportato male con me, ma non potevo nascondere a me stesso il fatto che non fossi realmente contento di come si fosse sviluppata la vicenda. Dopo aver sfogato le nostre rispettive ragioni siamo tornati ottimi amici e non ho più dovuto affrontare i tornei con quel “peso sul groppone”.

A volte è meglio mettere da parte l’orgoglio e, citando una vecchia canzone di Fabri Fibra, “Non cercare di aver ragione, che la ragione non sempre serve”.

L’umiltà e l’umanità di accettare di non essere sempre dalla parte della ragione e, soprattutto, di non cercare di esserlo è una dote importante.

Accettare i propri sbagli e le conseguenze di essi aiuta a superare le conseguenti turbolenze psicologiche, per accettarsi e migliorare e non essere come quelle persone che convivono da anni con lo stesso problema, la stessa cosa che li tormenta e preferiscono lasciare che questo li mangi da dentro ogni giorno piuttosto che avere l’umiltà di affrontarlo a viso aperto.

Per portare un esempio un po’ sciocco per farci quattro risate vi racconto di quella volta che con i miei compagni di squadra delle Fiamme di Pompei stavo discutendo del fatto che mono nero in Pioneer battesse spirits facilmente, cosa che Mattia (Oneto) e Tian (Fa Mun) ritenevano essere falsa.

Allora ci siamo messi a giocare e tra una rimozione di qua, una partenza ingestibile di là, ho vinto quasi tutti i match. Alla fine del testing ero sicuro che il match up fosse pessimo per me e avessi avuto solo una gran fortuna, perché nella mia testa pensavo sempre alle possibili giocate di spiriti e c’ era sempre un momento in cui una determinata carta mi avrebbe battuto, semplicemente loro non la pescavano mai e le mie mani erano sempre dipinte.

Sapevo di avere torto e di aver “dimostrato” nella pratica di avere ragione, invece di convincere tutti della mia opinione e portare tutto il team in una direzione sbagliata per il gusto di aver ragione ho guardato i miei amici e gli ho detto “Ragazzi, questo match up fa schifo, sono io che ho un **** disumano. Io gioco mono nero lo stesso perché mi sento di avere una grande confidenza col mazzo, ma non per forza è la scelta migliore”. 

A quel Pro Tour ho fatto 0-4, cosa di cui non vado molto fiero, sono tuttavia contento di come mi son comportato: ho capito di avere torto e non ho cercato di aver ragione, poi ho pagato le conseguenze della mia brutta valutazione con un pessimo risultato, ma le accetto perché è stata una mia decisione. Ma, soprattutto, non ho cercato di convincere i miei amici a fare la scelta sbagliata solo per orgoglio personale.

Non abbiate paura di sbagliare, non abbiate paura di pagarne le conseguenze e non abbiate paura di ammettere i vostri errori.

Avere la coscienza pulita, la mente serena e la volontà di apprendere dagli episodi in cui ne siamo usciti sconfitti vi porterà ad evolvere umanamente.

  • Portarsi dietro le brutte esperienze come un peso e non come una lezione

Questa estate ho subito un brutto trauma cranico in circostanze fortuite. E’ stata un’esperienza che non augurerei a nessuno. Adesso è tutto perfettamente a posto ma per un po’ di tempo qualsiasi sforzo mentale mi risultava quasi impossibile e il tempo mi sembrava interminabile perché non avevo nulla in cui investire le mie energie dal momento che ogni attività risultava al di fuori della mia portata. 

Dopo qualche settimana dall’accaduto ho provato a giocare un ptq ma è stato pressoché impossibile. Sul 5 – 1 ho giocato la win-and-in ma avrei voluto concedere perché ero troppo stanco e a un certo punto non avevo nemmeno bene idea se fosse il mio turno o meno. Dopo aver perso mi sono sdraiato su una panchina in una piazza e mi son addormentato, saltando l’ultimo turno rinunciando ai premi della top 16 e facendomi riprendere da un carabiniere per essermi addormentato in un luogo pubblico. Avevo pure messo un casco da rugby per non sentire il rumore e mi ero fatto assegnare un tavolo fisso per non dovermi spostare, ma nulla, non riuscivo proprio a giocare. 

E’ stato un periodo della mia vita difficile e triste ma mi ha insegnato una cosa importantissima.

In quel momento di difficoltà una persona che mi era molto vicina è sparita senza fornire spiegazioni. E’ stato un duro colpo, tutti i miei amici mi erano più vicini che mai e cercavano di farmi compagnia anche se io non ero piacevole da avere vicino, mentre lei se n’era andata completamente. 

All’inizio ero tristissimo e non mi capacitavo della situazione, ma poi pian piano ho capito che forse se questa persona si era dimostrata così poco sensibile nei miei confronti, non si trattava di qualcuno che avrei voluto avere vicino nella mia vita.

Non racconto mai questa storia alle persone che incontro, la tengo per me, la tengo come esperienza per ricordarmi che prima di fidarmi completamente del prossimo devo pensarci due volte e prepararmi a eventuali delusioni. La ferita rimane e fa sempre male, ma è una mia scelta quella di comportarmi da vittima o di accettare ciò che è successo e conservarlo per essere più forte nelle difficoltà. Non possiamo eliminare il dolore, possiamo solo scegliere come utilizzarlo.

Allo stesso modo con cui possiamo conservare le esperienze negative nella vita per usarle a nostro vantaggio, anche le nostre delusioni e i nostri errori nel gioco possono fortificarci per le partite successive.

Quando avevo 16 anni ho perso a un torneo importantissimo contro un giocatore molto famoso che in seguito durante medesimo torneo è stato squalificato perché aveva nascosto una carta sotto il tappetino. E, indovinate un po’, io ho perso dal topdeck di quella carta. Scusate se faccio una generalizzazione un po’ forte ma voglio solo esprimere un parere: penso che la mentalità di molti italiani sarebbe dire “eh ma io a 16 ero un fenomeno se avessi fatto top a quel torneo sarei diventato un pro, ora non sarei qui, ma mi han derubato, ho perso solo per motivi che non dipendono da me”.

Basta, basta con questo mental frame assurdo di prendere sempre le esperienze negative come frustrazione e come un pretesto per raccontare la stessa cosa centomila volte e fare la figura degli eroi a cui la vita ha sottratto la gloria non per colpa loro.

Ma seriamente c’è qualcuno che pensa sia un atteggiamento intelligente?

Certo, mi ha fatto schifo venire derubato, certo se magari avessi fatto top a quel torneo così giovane sarebbe potuto cambiare qualcosa, ma che senso ha continuare a pensarci senza alcun ritorno nel farlo?

Questa esperienza mi ha insegnato a mantenere la concentrazione altissima e a buttare sempre un occhio su quel che fa il mio avversario, perché fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio. Troppo comodo attribuire al fato i nostri successi e insuccessi.

  • Non uscire dall’immagine che si ha di sé stessi

Le persone cambiano, crescono, maturano.

Perseverare nel raccontare sempre la stessa storia può portare a diventare l’ombra di sé stessi. Può portare a perdersi e a rendere tutte le relazioni personali una grande bugia, perché poggianti su basi che son cadute da tempo.

Conosco giocatori che giocano sempre un determinato mazzo, anche quando il meta non lo consente.

Certe volte lo fanno per puro piacere personale, altre semplicemente per continuare a recitare il proprio personaggio. Un po’ come la mia famiglia che continua a dirmi che spendo tutti i soldi che ho, perché alle elementari appena avevo 5 euro in mano mi inventavo una cosa casuale da comprare solo ed esclusivamente per spenderli.

Adesso non è più così, anzi devo dire che rispetto a molte persone della mia età ho un grande rispetto per i soldi e per il risparmio, è più semplice però far finta che io sia ancora quello che spende tutti i soldi che ha.

Perché? Perché è una cosa insita nella mia personalità, è un ruolo che non mi richiede nessuno sforzo interpretare e conosco già il risultato. So che verrò rimproverato quando faccio un acquisto non necessario, so che basterà dire “eh ma lo sai, ho le mani bucate” e tutto rimarrà lì dove è, nulla evolverà, so già il finale della storia.

Non c’è niente di male in questo, semplicemente io e la mia famiglia siamo affezionati a questa caratteristica che avevo da piccolo ed è bello fingere che sia ancora vero, anche perché non richiede alcuna fatica.

Uscire da una parte può far paura, giocare control dopo aver giocato 2 anni mono red può essere visto come una sfida insormontabile, ma perché non prendere il coraggio a due mani e fare la scelta che ci dà più possibilità di vittoria?

Uscire dalla parte di quello che è sempre sfortunato e perde sempre dai topdeck ci può far acquisire un po’ più di sicurezza a livello personale e, soprattutto, ci può far analizzare a mente lucida quelle volte in cui abbiamo perso per fortuna altrui ma avremmo potuto dare meno out al nostro avversario per batterci.

Non abbiate paura di cambiare, spesso quello che lasciate indietro è molto meno prezioso di quel che potete guadagnare accettando voi stessi.

Ringrazio tutti i miei lettori e il mio team “Le Fiamme di Pompei”.

AAA: PROSSIMO ARTICOLO

Il format del prossimo articolo sarà un Q&A: aprirò un sondaggio sulla mia pagina instagram instagram.com (sam_gallinari non scordate di seguirmi così trappiamo quotidianamente) in cui potrete chiedermi tutto quello che volete e selezionerò le domande migliori per fare un articolo interamente dedicato a rispondere.

Saluto tutti ricordando che le figurine, anche se in molti sono scettici, possono aiutarci a migliorare come persone perché alla fine dei conti, il miglioramento è uno dei più grandi sensi della vita.



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