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Argivian Records – Capitolo 2: La nascita di Phyrexia

Autore Ansalonium
il 05-05-2020

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Periodo: Dal -4797 AR al -4794 AR

Espansioni corrispondenti: Nessuna

Libri corrispondenti: The Thran

Dyfed, una donna Thran divenuta un planeswalker in un tempo imprecisato, torna nel suo impero natio poco prima della seconda rivolta degli Intoccabili per incontrare Glacian, il genio che aveva dimostrato la necessità matematica del Multiverso. La sua intenzione è quella di mostrargli le prove empiriche a sostegno della sua teoria, facendogli visitare altri piani dimensionali e, qualora Glacian ne fosse provvisto, di svegliare il suo potenziale latente di planeswalker. Tuttavia, al suo arrivo, la donna trova Glacian in condizioni di salute così gravi da rendergli impossibile un viaggio interplanare. Approfittando della situazione, Yawgmoth si offre di andare al posto suo.

Per provare l’esistenza di altre dimensioni inizialmente Dyfed trasporta entrambi su Pyrulea, una sorta di sfera di Dyson naturale formata da una fitta vegetazione racchiusa intorno a un cielo con una stella al centro.

A nord, sud, est e ovest, il paesaggio si curvava, formando delle pareti. Queste, a loro volta, si univano per formare la volta del cielo. Non era un semplice cratere ma l’interno di un’enorme sfera. Nonostante il vasto spazio azzurro, il cielo lasciava comunque intravedere il profilo degli alberi, un arazzo vivente appeso sopra le loro teste.

Nonostante i rischi legati al viaggio, che mette a dura prova anche un umano in buona salute, Yawgmoth convince Dyfed a cercare un piano che possa essere abitato dai Thran per dare vita a un nuovo mondo. Prima di congedarsi, la donna gli lascia un amuleto per evocarla in caso di necessità.

Durante i festeggiamenti per il ritorno della pace ad Halcyon, un gruppo eterogeneo di delegati fa il proprio ingresso nella Sala del Consiglio: minotauri di Talruum, nani di Oryn, elfi di Argoth, viashino (uomini-lucertola) di Shiv, umani e leonin dei varie tribù barbare. Appoggiati dai rappresentanti di Losanon e Wington, accusano Yawgmoth di aver diffuso epidemie nelle loro nazioni per studiarne gli effetti.

Soffermiamoci un attimo su queste accuse e sulle circostanze nelle quali vengono lanciate. Con l’eccezione di Argoth, situata nel continente di Terisiare, le altre regioni sono distribuite nel continente di Jamuraa, che si estende per migliaia di miglia. Per dare un’idea generale delle distanze, le dimensioni di Dominaria sono pari a circa due volte e mezzo quelle terrestri e la sua superficie è coperta per l’80% dagli oceani. Si può capire quindi quanto le zone emerse siano enormi. In aggiunta, Shiv è un’isola, mentre il regno Talruum è situato su una catena montuosa e quello di Oryn addirittura all’interno delle montagne. Yawgmoth e gli altri eugenisti sono rimasti in esilio per cinque anni ed è chiaro che non disponessero di molti mezzi, viste le condizioni nelle quali sono tornati alla capitale. Aggiungiamoci che gli effetti di un’epidemia non possono essere studiati solo nel breve termine – e in questo periodo ne sappiamo qualcosa – e che la delegazione è appoggiata da due città interessate a ridurre l’influenza di Halcyon, e le accuse diventano abbastanza improbabili.

A prescindere da queste considerazioni, al Consiglio viene imposto di esautorare Yawgmoth, pena la dichiarazione di guerra da parte dell’alleanza. La votazione termina in un pareggio, sbilanciato solo dai voti di Rebbec e dello stesso Yawgmoth, che può quindi mantenere il proprio posto. Per consolidare ulteriormente il proprio potere in vista delle imminenti ostilità, Yawgmoth rovescia il Consiglio e fa imprigionare gli anziani. Rebbec richiama Dyfed per farli trasportare in un luogo sicuro, e la planeswalker li conduce su Mercadia, un piano sul quale ritorneremo fra diverse espansioni.

Le condizioni di Glacian peggiorano ulteriormente e Yawgmoth lo fa trasportare nelle Cave che, sotto la direzione di Gix, sono state trasformate in un complesso di laboratori per studiare gli effetti della tisi. Poco dopo, sempre all’interno delle Cave, Dyfed apre un portale verso un piano che ritiene adatto al progetto di Yawgmoth: un mondo composto da nove sfere concentriche nelle quali le macchine sono in grado di imitare la vita organica, sia animale che vegetale, con una facilità sconosciuta su Dominaria.

«Prototipi. Esperimenti. Potrebbero essere considerati macchine altamente avanzate o creature nascenti. Sono stati sviluppati qui. Questo è un tipo di laboratorio, uno privo di contaminazione dalla vita biologica. Queste creature sono meccanismi, sì. Ma in seguito i migliori modelli sono diventati i serpenti del mondo di sopra.»

«Erano meccanismi?» chiese Rebbec. «Erano macchine?»

«Macchine viventi» la corresse Dyfed. «Respirano. Mangiano. Si riproducono. Si evolvono. Muoiono. Solo perché le loro origini sono artificiali e non biologiche non significa che non siano vive. Sebbene siano metalliche, la loro carne e il fogliame delle piante che mangiano potrebbero nutrirti e tu, Rebbec, potresti nutrirle a tua volta.»

Il piano è stato creato da un planeswalker morto un mese prima del loro arrivo, il cui cadavere giace nella nona e ultima sfera, utilizzata per controllare le altre otto: si tratta di un umanoide capace di assumere le sembianze di un drago e di manipolare il mana nero. Rebbec e Yawgmoth concordano sulla bellezza e il potenziale offerti dal piano, e Yawgmoth si ispira al principio della phyresis (ovvero della continua evoluzione e rigenerazione, opposto al continuo decadimento della tisi) per dare un nuovo nome al suo mondo: Phyrexia.

Yawgmoth inizia a trasportare i malati di tisi all’interno di Phyrexia, curandoli mediante un trattamento di pietre del potere scariche che assorbono la contaminazione, e riesce a legare la propria essenza al piano, acquisendo così i poteri di un dio (un Deus sive Natura spinoziano, se vogliamo) al suo interno. Anche i suoi pazienti evolvono, potenziandosi all’interno del loro nuovo mondo. Solo Glacian non sembra migliorare, ma Yawgmoth dichiara a Rebbec di aver trovato la causa del peggioramento: nelle ferite sono presenti dei frammenti della pietra con cui era stato colpito. Li rimuove ma, all’insaputa di chiunque altro, li sostituisce con le due metà della pietra infranta da Dyfed per aprire il portale.

Nel frattempo, l’alleanza muove guerra alla parte dell’impero fedele ad Halcyon. Le città di Orleason e Phoenon cadono nelle mani dell’alleanza e Yawgmoth, forte dei pieni poteri concessigli, distrugge parte della flotta aerea di Phoenon e fa bombardare la città in modo indiscriminato, quindi si prepara a utilizzare la parte più potente dell’arsenale a sua disposizione: i caricatori delle pietre (stonecharger), artefatti utilizzati nella Sfera del Nulla – la stazione orbitale di Halcyon dedita al controllo remoto della tecnologia urbana – e capaci, se utilizzati in modo offensivo, di produrre nuvole di energia distruttiva paragonabili all’effetto di una testata nucleare. La sfera riesce a rivoltare gli artefatti dell’alleanza contro i suoi proprietari, mentre il dispiegamento dei primi Thran migliorati dalla permanenza su Phyrexia e l’esplosione di un caricatore assicurano ad Halcyon una prima vittoria.

Quando altre due armate dell’alleanza si avvicinano alla capitale, Yawgmoth esorta i cittadini a un esodo di massa verso Phyrexia, dove potranno essere perfezionati. Anche in questo caso, il consenso si spacca e solo una metà della popolazione segue Yawgmoth verso il nuovo mondo, dove si avventura anche Dyfed. La planeswalker scopre che il piano è diventato un incrocio fra un laboratorio e una catena di montaggio, nella quale le vecchie creature sono sottoposte a indicibili trasformazioni per diventare ibridi organomeccanici, mentre una cerchia di “sacerdoti” diffonde i precetti della phyresis. Lo stesso Yawgmoth le mostra con entusiasmo ciò che sta alla base della sua opera.

Si ritirò, rivelando file di enormi serbatoi di vetro. Ogni vasca era illuminata dal basso, riempita di olio scintillante e occupata da una creatura nuda e trasformata. Le forme umane avevano lentamente lasciato il posto a forme mostruose. Le zanne avevano sostituito i denti. Gli artigli avevano sostituito le unghie. I baffi spinati avevano sostituito i peli. Le corna crescevano dalle ossa.

«Cos’è questo?» chiese Dyfed ansimando.

«Questo è il futuro. Questo è il potere perfetto» disse lui con calma.

Orripilata, Dyfed cerca di fermare Yawgmoth ma il medico la pugnala al cranio con una pietra del potere, impedendole di trasportarsi al di fuori da Phyrexia, quindi inizia a sezionarla alla ricerca dell’organo che, secondo lui, conferisce ai planeswalker il loro potere. È importante in questa sede correggere un malinteso diffuso: Yawgmoth non è mai stato un planeswalker, neppure dopo aver acquisito i suoi poteri all’interno di Phyrexia. La sua massima (e forse unica) limitazione nel corso di nove millenni di vita sarà proprio quella di non potersi spostare al di fuori del piano che governa.

Durante la battaglia finale per Halcyon, l’aeronave di Yawgmoth viene colpita durante un bombardamento ma il medico riesce a sopravvivere e viene riportato alla città da un soldato phyrexiano. Nonostante le mutazioni, Yawgmoth riconosce che si tratta di Xod e lo definisce “bellissimo” perché in fondo ha un cuore d’oro, quindi dà l’ordine di sganciare dei caricatori contro le truppe nemiche, che sono annientate dalle esplosioni.

Nel frattempo, Rebbec si addentra nel piano di Phyrexia, dove trova Glacian, ormai privo di vita, e Dyfed, ancora paralizzata a causa del pugnale, che Rebbec rimuove per lasciarla morire prima di tornare su Halcyon ed evacuare gli ultimi abitanti rimasti facendoli convergere nel tempio fluttuante. Quello che non sa è che gli ingegneri sopravvissuti all’interno della Sfera del Nulla hanno deciso di sacrificarsi e lanciare in orbita la sfera, provocandone il cortocircuito e facendola esplodere in una nube di energia bianca capace di distruggere la città e Yawgmoth con essa. Quando i primi cittadini muoiono a causa della nube, Yawgmoth ne approfitta per trasportarli su Phyrexia, dove ha inizio la loro trasformazione.

Rimasta sola nella città, Rebbec sente la voce di Glacian, convogliata dalle due metà della pietra che ha rimosso dal corpo del marito, che la esorta a usare la pietra per chiudere definitivamente il portale. Yawgmoth le offre di raggiungere Phyrexia e vivere in eterno al suo fianco ma Rebbec, vincendo la propria esitazione, chiude il portale separandolo da Dominaria. Quindi sale la scalinata del tempio e si lascia consumare dalla nube di energia.

E così lasciamo Yawgmoth su Phyrexia per i prossimi millenni, intento a perfezionare il suo mondo biomeccanico e a cercare un modo per tornare su Dominaria. Col prossimo capitolo faremo un salto in avanti di cinquemila anni per entrare finalmente nella storia di Antichità.



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