Argivian Records - Capitolo 8: La traditrice

Autore Elia Ansaloni
il 2020-06-22
Argivian Records - Capitolo 8: La traditrice

Periodo: V-XIX sec. A.R.

Espansioni corrispondenti: Era Glaciale, Saga di Urza

Libri corrispondenti: The Eternal Ice, Planeswalker

 

Questa volta dobbiamo saltare da un’espansione all’altra per destreggiarci all’interno dei vuoti cronologici che costellano l’era glaciale e che durano diversi secoli.

Avevamo lasciato Jodah in viaggio verso la Città delle Ombre con i sopravvissuti alla distruzione del Conclave dopo la liberazione di Ith. Il mago raggiunge la Città, sposa Sima e diventa arcimago. Tutto sembra andare per il meglio ma, nel corso degli anni, il potere della Fontana della Giovinezza inizia a manifestarsi: Jodah non invecchia e vede spegnersi tutte le persone che conosce, inclusa sua moglie.

Tale è il dolore delle perdite e lo sconvolgimento dato dalla scoperta che Jodah si ritrova sull’orlo della follia. Per salvarsi, inizia a trasferire i propri ricordi nello specchio, riportandoli nella propria memoria solo dopo aver cancellato il loro effetto emotivo grazie alla magia. Farà così per i successivi due millenni, guadagnando il titolo di Arcimago Eterno e facendo prosperare la Città delle Ombre, che in un momento imprecisato diventerà la Scuola dell’Invisibile.

Intorno al 600 AR si completa un processo di grande importanza, iniziato come un effetto collaterale dell’esplosione del Sylex: la formazione di una barriera magica, nota come il Frammento dei Dodici Mondi, che separa dodici piani (inclusa Dominaria, sugli altri non vi sono molte informazioni, con l’eccezione di Azoria) dal resto del Multiverso, bloccando i viaggi dei Planeswalker. Non è chiara quale sia la sua origine, se si tratti di una semplice reazione o se dietro vi sia l’intenzione di Gaea di tenere lontano Urza da Dominaria; in ogni caso questo frammento influirà su Dominaria per i secoli successivi.

Molto prima della sua chiusura, tuttavia, Urza ha modo di tornare su Dominaria dopo aver trascorso i cinque anni successivi all’esplosione viaggiando nel Multiverso e acquisendo dimestichezza con i suoi nuovi poteri. Si reca nuovamente a Koilos, dove ha una nuova visione che gli rivela l’origine delle pietre del potere trovate da lui e Mishra anni prima: come già sappiamo, erano le due metà della pietra che chiudeva il portale per Phyrexia.

Proprio su Phyrexia avviene la “nascita” di un nuovo personaggio destinato: Xantcha, una delle centinaia di agenti dormienti prodotti nella Quarta Sfera del piano per infiltrarsi su Dominaria e raccogliere informazioni.

Non c’erano madri o padri nelle camera di decantazione, solo sacerdoti di metallo e cuoio che lavoravano sulle vasche scavate nella pietra.

I sacerdoti delle vasche nel Tempio della Carne non erano di rango elevato. Sebbene perfezionati, i loro accessori erano semplici uncini e pale, e i loro sensi non erano migliori rispetto alla carne da cui erano stati decantati. Ricevevano ordini dall’alto. Su Phyrexia c’era sempre un sopra – o più all’interno, sempre più in profondità attraverso le otto sfere fino al centro in cui risedeva l’Ineffabile, il cui nome non doveva essere mai pronunciato per non risvegliarlo dal suo sonno benedetto.

Phyrexia si è trasformata nel corso dei primi millenni dopo la caduta dell’impero Thran, fondendosi sempre più con l’essenza di Yawgmoth e diventando una sorta di macrorganismo nel quale tutte le creature sono collegate e condividono la visione della phyresis. I phyrexiani non hanno un sesso biologico, nascono come “tritoni” (newt) o forse sarebbe meglio dire “girini” nelle vasche delle sfere più esterne, ricordano i loro primi momenti di vita a differenza degli umani e “crescono” grazie alle varie modifiche che subiscono per diventare sempre più perfetti, addentrarsi nelle sfere interne e avvicinarsi così a Yawgmoth.

Gli agenti dormienti costituiscono una parziale eccezione, in quanto sono destinati ad agire esternamente, mascherandosi da creature (umani, nella maggior parte dei casi) e a volte non sono coscienti della loro vera natura finché non giunge il momento dell’attivazione. Xantcha riceve quindi un corpo femminile e istruzioni operative su come imitare i comportamenti umani. C’è però un piccolo problema nella sua fabbricazione: a differenza degli altri phyrexiani, Xantcha è turbata da emozioni e accenni di individualismo.

Allontaniamoci per un istante dall’ennesima trama distopica per una delle solite digressioni. L’allineamento cromatico di Phyrexia è sempre stato oggetto di controversie perché, pur avendo una giustificazione a livello di trama (il piano era stato creato da un planeswalker che usava il mana nero e Yawgmoth non aveva poteri magici quando era un umano) ed essendo giustificabile almeno in parte col tema del decadimento e del pensiero “eretico” associati al nero, non si può fare a meno di pensare che il piano sia stato associato al nero principalmente per rimarcare la sua natura di antagonista. In realtà ci sono diversi aspetti di Phyrexia che sarebbero illustrati meglio da altri colori, e per approfondire il discorso di rimando ai podcast che usciranno per Into The Story, ma si può affermare con sicurezza che tratti come emozione, caos e individualismo non siano i benvenuti, e questi tratti sono rappresentati appieno dal rosso, che pure è un colore alleato del nero. Non a caso, la carta di Xantcha uscita nel 2018 è nera e rossa, e su Nuova Phyrexia sarà Urabrask, il pretore rosso, a dimostrarsi il più ambiguo nel suo sostegno alla causa.

Fatta questa precisazione, torniamo a Xantcha. Il gruppo che si occupa della sua sorveglianza, capeggiato da Gix, si accorge di questa anomalia e il braccio destro di Yawgmoth sonda la sua mente, promettendole un’ascesa gloriosa se svolgerà il suo dovere fedelmente. Accade però un altro imprevisto: il primo gruppo di agenti dormienti viene scoperto e distrutto, e Gix, incolpato del fallimento, viene trascinato verso la Settima Sfera dove sarà punito ma allo stesso tempo perfezionato.

Libera dall’influenza del pretore, Xantcha coltiva la propria avversione nei confronti di Phyrexia e, quando arriva il momento per lei di andare in missione, inizia a sabotare le attività degli altri agenti. Viene però scoperta e condannata a morte ma Urza interrompe l’esecuzione, convinto che si tratti di un’umana, e si impossessa dell’ambulatore, un meccanismo che imita la capacità di viaggio interdimensionale dei planeswalker. Urza riesce così a raggiungere Phyrexia, deciso a vendicare il fratello, ma riesce a superare solo le prime sfere prima di essere soverchiato.

Xantcha lo aiuta a fuggire e i due iniziano a viaggiare per il multiverso, inseguiti dagli eliminatori (i famigerati Phyrexian Negator, orrori creati col preciso scopo di braccare i planeswalker). La sosta su ogni piano dura intorno a un anno prima che vengano scoperti, e Urza si accorge che il potere del Frammento impedisce loro di tornare su Dominaria e sui piani vicini. Al contempo, Xantcha si rende conto della follia nella quale sta progressivamente cadendo il planeswalker, sempre più alienato dalla realtà che lo circonda.

Durante un attacco degli eliminatori, i due rischiano di essere uccisi ma Urza riesce a trasportare entrambi all’ultimo minuto nel regno di Serra, dove i due possono riprendersi, sebbene sotto la sorveglianza dei chierici che abitano quell’insolita dimensione dominata dal mana bianco.

[…] sembrava davvero che il mondo di Serra non avesse terreno, a differenza di altri mondi abitati da uomini e donne, in cui grandi masse di roccia emergevano dagli oceani. Xantcha aveva già imparato che non poteva camminare fino all’orlo dell’isola fluttuante in cui lei e Sosinna sedevano in esilio ma, una volta impresso nella mente il pensiero di un’isola fluttuante, Xantcha poté vedere che molte delle nubi più scure intorno a loro non erano affatto nubi ma mondi in miniatura di erba e pietra.

Gli altri menzionati da Sosinna erano gli angeli, persone alate che eseguivano i comandi di Serra lontano dal suo palazzo. Gli angeli avevano trovato Urza e Xantcha, anche se Sosinna non sapeva dove, e gli angeli avevano condotto Xantcha e Sosinna all’esilio perché le Sorelle di Serra non potevano lasciare da sole il palazzo fluttuante. Le ali degli angeli non erano come la ciste di Urza […]

Ah sì, Urza le ha impiantato una sacca che lei può gonfiare per imitare il volo.

Forti di questa immagine delicatissima, lasciamo i due viaggiatori a riprendere le forze nel piano degli angeli avvolto dalla luce dorata di un’eterna alba. Ci vorrà ancora qualche secolo prima che il Frammento sia infranto e i due possano tornare su Dominaria.





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