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Argivian Records – Capitolo 4: La scintilla

Autore Ansalonium
il 21-05-2020

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Periodo: 0-28 AR

Espansioni corrispondenti: Antiquities

Libri corrispondenti: The Brothers’ War

Sono trascorsi cinquemila anni dalla caduta dei Thran ma l’eredità dell’impero continua ad esercitare una propria influenza verso chiunque rivolga il proprio interesse agli artefatti. Fra queste persone spiccano due fratelli, Urza e Mishra, nati rispettivamente il primo e l’ultimo giorno dell’anno che poi diventerà lo 0 per la nostra cronologia. La loro infanzia trascorre all’interno dell’aristocrazia di Argivia, uno degli stati di Terisiare, ed è presto funestata dalla morte della madre. Il padre si risposa con una nobile locale che non nutre alcun affetto verso i due figliastri e, quando i due hanno dieci anni, li affida alla tutela dell’archeologa Tocasia affinché proseguano i loro studi.

Per inaugurare la serie dei fratelli in Magic fortunati quanto i genitori Disney, già dall’adolescenza Urza e Mishra non nutrono una particolare simpatia l’uno per l’altro, anche se in un certo senso sono uniti dal loro precoce intelletto e dalla curiosità per i costrutti dei Thran giunti fino a loro. Come era stato anticipato nei capitoli precedenti, l’impero ha lasciato un segno così profondo nelle civiltà successive che la sua storia è assurta a mito e i Thran sono visti come una sorta di semidei.

Nonostante la rivalità crescente, i primi tempi sono tranquilli. Lavorando su alcuni residuati dell’impero, i due creano una delle loro prime macchine e una delle creature artefatto più famose in assoluto.

Quelle che Tocasia aveva pensato fossero vele, in realtà erano ali. Il costrutto aveva la forma di un uccello e Tocasia lo chiamò ornitottero. Entrambe le ali erano intatte, anche se l’assemblamento della coda era stato schiacciato. Un piccolo labirinto di tubi e cavi nel cuore della macchina ospitava una pietra del potere frantumata.

Per riparare lo strumento, Urza utilizza la pietra rinvenuta nel cranio di un su-chi, una statua umanoide sempre risalente all’epoca imperiale. È quindi chiaro che la conoscenza delle pietre del potere non si è perduta nel tempo.

L’anno 20 costituisce un momento di svolta: guidati da Tocasia, i due dirigono le ricerche verso la regione montuosa di Koilos, dove sorgono le rovine della città di Halcyon, la capitale dell’impero Thran. Più che dai resti della città fluttuante, i fratelli sono attirati dall’intricato sistema di cave che, a loro insaputa, sono i resti delle Cave dei Dannati. Qui incappano nel portale aperto cinque millenni prima da Dyfed, ancora integro e sigillato dalla pietra del potere utilizzata da Rebbec per rinchiudere Yawgmoth su Phyrexia.

Nel tentativo di recuperarla, la pietra si spacca in due parti e i due fratelli ricevono due visioni molto contrastanti. Urza vede un paesaggio di cavi e ingranaggi posti a imitazione del cielo e della terra, abitato da creature a loro volta metalliche, in cui le tempeste sono fatte di lampi azzurri e pioggia oleosa. In questo luogo sconosciuto sorge un’enorme, mostruosa fornace nella quale si getta una lunga processione di animali metallici e creature umanoidi dalle vesti bianche. Mishra si ritrova in una sala le cui pareti sono ricoperte da una sostanza nera che sembra muoversi, e giunge davanti a uno specchio che gli restituisce immagini cangianti di creature che si trasformano l’una nell’altra. Un secondo specchio invece mostra il riflesso fisso di una creatura dall’aspetto sinistro.

La sua pelle nera da lucertola era squarciata dalle ossa acuminate che uscivano dalla sua carne. Il suo volto era allungato e lupesco, e la sua bocca spalancata era colma di denti affilati. Gli occhi erano chiusi e, sulla sommità del cranio, un paio di corna da antilope di gettavano all’indietro in una curva impossibile. Intorno alle corna si avviluppava un nido di filamenti simili a vermi, immersi nel cranio della creatura e fluenti all’indietro come trecce color del sangue.

Mishra non ha idea di chi sia quella creatura ma non preoccupiamoci, avrà modo di conoscerla in futuro.

Si scopre che la pietra di Urza conferisce potere alle macchine mentre quella di Mishra lo sottrae. Le due metà sono quindi chiamate rispettivamente Pietra della Forza (Mightstone) e Pietra della Debolezza (Weakstone). Purtroppo, il loro potere sembra destinato a manifestarsi solo in modi tragici: durante una lite, i fratelli ne fanno un uso sconsiderato, provocando un’esplosione nella quale Tocasia perde la vita. Il sito archeologico viene chiuso e Mishra fugge. La spaccatura tra i due fratelli è ormai completa, e trascorreranno i decenni successivi ad accumulare sempre più potere per poi usarlo l’uno contro l’altro.

Urza sposa Kayla bin-Kroog, la figlia del signore della guerra di Yotia, una nazione militaristica nel sud-est di Terisiare, mentre Mishra prende il controllo di un antico drago meccanico e lo usa per unificare le tribù dei Fallaji. Entrambi portano avanti i loro progetti con l’aiuto di un apprendista: Urza sceglie Tawnos, un amico della moglie con la tendenza a cercare ispirazione nella natura per migliorare i suoi artefatti, mentre Mishra sceglie Ashnod, una giovane donna brillante ma crudele che non ha problemi a ricorrere alla tortura per raggiungere i propri scopi.

Di fronte alla neonata unità dei Fallaji, Yotia forma un’alleanza con Argivia a Korlis, due nazioni costiere confinanti, e propone una trattativa di pace nella città di Korlinda. In quell’occasione Mishra e Urza si rincontrano dopo anni, scoprendo solo in quel momento di lavorare per le due fazioni opposte. Potrebbe essere il momento giusto per una riconciliazione ma la situazione degenera quando il suocero di Urza e il Qadir dei Fallaji non riescono a trovare un accordo sulla spartizione di un territorio. Accecato dalla collera, il Qadir uccide il signore di Yotia e a quel punto le macchine create da Urza iniziano ad attaccare.

Nel caos che si viene a creare, Mishra e Ashnod fuggono verso Koilos nella speranza di trovare altri draghi meccanici e contrastare in questo modo le armi yotiane. Qui scoprono che il portale dal quale anni prima era stata sottratta la pietra del potere, conduce verso un’altra dimensione, che noi sappiamo essere Phyrexia. Quando i due vi entrano per domare le specie metalliche al suo interno, tuttavia, sono attaccati dalla creatura che era comparsa nella visione di Mishra. Il suo aspetto terrificante li fa desistere dall’addentrarsi ulteriormente nella dimensione appena scoperta.

Nonostante questo incontro, Mishra riesce a domare dei draghi meccanici. Si tenta un’ultima disperata conferenza di pace a Kroog, la capitale di Yotia, ma ormai la guerra è inevitabile: Mishra si vendica dell’attacco subito dalle macchine del fratello, distrugge Kroog con i suoi draghi meccanici e conquista Yotia insieme ai Fallaji, che ora comanda dopo la morte del precedente Qadir. Urza, che era salito al potere dopo la morte del suocero, ripara in Argivia, dove viene nominato Lord Protettore e posto a capo della difesa.

La guerra prosegue a oltranza, con le due potenze che annettono sempre più territori circostanti: i Fallaji guidati da Ashnod conquistano Sarinth, una regione ricca di risorse vicina al lago Ronom, mentre Argivia annette i territori di Korlis e le montagne di Sardia, queste ultime abitate dai nani e note per essere un’importante zona metallifera. Il consumo di risorse rappresenta una questione cruciale per entrambe le fazioni: gli artefatti creati da Urza e Mishra richiedono enormi quantità di metalli, legname e carburanti. Nel corso della guerra, l’intero continente si sta impoverendo, intere foreste stanno andando incontro al disboscamento e vengono aperte sempre più miniere a cielo aperto.

Siccome fra i due litiganti il terzo gode, c’è anche qualcuno che si sta arricchendo in modo subdolo. La creatura incontrata da Mishra non è un phyrexiano qualunque: si tratta di Gix, un tempo un malato di tisi confinato nelle Cave dei Dannati e ora reso completo fino a diventare il primo pretore di Yawgmoth.

Facciamo una piccola digressione su ciò che significa il termine completo per i phyrexiani. La traduzione italiana è inconsistente ma, considerando l’originale compleat (da non confondersi con complete), si può utilizzare il termine perfetto. Per gli standard phyrexiani, una creatura è tanto più vicina alla perfezione quanto più il suo corpo contiene parti artificiali. La compatibilità fra le varie parti è resa possibile dall’olio scintillante (detto anche icore) proveniente dall’oceano situato nella quinta sfera del piano. Una creatura perfezionata è quindi completamente modificata a livello fisico, pur mantenendo i propri ricordi e la propria personalità, e naturalmente svolge un ruolo importante nella gerarchia phyrexiana.

Approfittando dell’intrusione di Mishra e Ashnod, Gix riesce a tornare su Dominaria prima che il portale si richiuda e inizia a lavorare dietro le quinte per esacerbare il conflitto in corso col fine ultimo di distruggere entrambi i fratelli e impossessarsi delle pietre del potere. A tale scopo si concentra su una confraternita dedita allo studio dei Thran e la seduce con visioni di perfezione biomeccanica.

[U]n mondo di macchine che superavano di gran lunga l’abilità dei Thran; motori viventi di acciaio e cavi, di cuori indistruttibili che pompavano olii vitali attraverso il corpo; foglie d’acciaio ed erba dentellata; un mondo su cui pioveva olio e fiorivano le macchine.

I monaci si mettono in viaggio verso Koilos e si convertono al culto di Phyrexia. Nasce così la Fratellanza di Gix.



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